Ticino, 23 luglio 2026

29 milioni per integrare gli ucraini, ma lavora solo il 19,5%: Minotti (LEGA) chiede conto al Governo

In Ticino 2’800 persone con statuto S, l’85% in assistenza e appena 52 iscritte agli URC. Il granconsigliere leghista chiede trasparenza su costi, risultati e responsabilità di DSS e DFE.

Ventinove milioni di franchi federali versati al Ticino tra il 2022 e il 2025 per favorire l’integrazione dei profughi ucraini. Il risultato, però, resta molto lontano dagli obiettivi: il tasso di occupazione dei beneficiari dello statuto S si fermava a fine aprile al 19,5%, uno dei più bassi della Svizzera.
 

A chiedere spiegazioni al Consiglio di Stato è il granconsigliere della Lega dei Ticinesi Mauro Minotti, che ha presentato un’interrogazione dal titolo esplicito: «Profughi ucraini, integrazione e occupazione: il denaro pubblico ticinese viene gestito in modo efficace?».
 

I numeri alla base dell’atto parlamentare sono pesanti. Secondo i dati forniti dal DSS, in Ticino risiedono circa 2’800 persone con statuto S. Circa 2’500, pari all’85%, beneficiano di prestazioni di aiuto sociale. Soltanto il 15% risulta economicamente indipendente e appena 52 persone sono iscritte agli Uffici regionali di collocamento.
 

Minotti chiede quindi al Governo di chiarire quali obiettivi siano stati fissati, quali risultati siano stati raggiunti e come siano state ripartite le risorse tra DSS, DFE, URC ed enti terzi incaricati dei programmi d’integrazione. Il punto centrale è capire se i milioni spesi abbiano prodotto un inserimento professionale concreto oppure se il sistema presenti inefficienze e responsabilità da individuare.
 


 

L’interrogazione arriva mentre sul Cantone si profila una nuova fattura. Nel 2027 circa 1’700 beneficiari dello statuto S presenti in Ticino raggiungeranno i cinque anni di permanenza. Il previsto passaggio al permesso B, combinato con i tagli federali, potrebbe trasferire su Cantone e Comuni oneri assistenziali stimati in circa 300 milioni di franchi tra il 2027 e il 2032.
 

Una prospettiva particolarmente pesante per un Cantone già confrontato con conti pubblici fragili, crescente spesa sociale e un mercato del lavoro che penalizza molti residenti. Per Minotti non basta dunque annunciare nuovi progetti: servono indicatori di performance, risultati misurabili e dati pubblici che permettano di verificare dove finiscono i soldi e quante persone vengono realmente accompagnate verso l’indipendenza economica.
 

Il deputato leghista domanda inoltre una fotografia aggiornata al 30 giugno 2026: numero complessivo dei permessi S, occupati, iscritti agli URC, disoccupati e beneficiari dell’assistenza. Chiede anche un confronto con i disoccupati residenti ticinesi e con le altre categorie di rifugiati iscritte agli uffici di collocamento.
 

La richiesta finale è semplice: pubblicare periodicamente questi dati, così che Gran Consiglio e cittadini possano controllare l’efficacia delle politiche finanziate con denaro pubblico. Dopo quattro anni e decine di milioni investiti, le spiegazioni generiche non bastano più. Servono numeri, responsabilità e risultati.
 

Fonte: interrogazione parlamentare di Mauro Minotti

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