Con il 54,8% dei voti, la popolazione svizzera ha respinto l'iniziativa dell'UDC che mirava a limitare la popolazione del paese a dieci milioni. Il voto è stato seguito con grande attenzione dalla stampa internazionale. Ecco uno sguardo ad alcuni importanti quotidiani stranieri che analizzano cosa rivela questo voto sulla Svizzera e sulla sua democrazia.
Il giornale italiano "La Repubblica" si concentra sul voto ticinese, facendo notare che si i cantoni francofoni hanno optato per un sonoro "no", non è stato così in Ticino, che ha votato "sì" con poco più del 50%. Un "sì" tiepido, quindi, ma che ha suscitato reazioni. Il corrispondente Franco Zantonelli ripercorre la storia del cantone: "Ciò che pesa maggiormente sono i rapporti tradizionalmente conflittuali con l'Italia", scrive. Il quotidiano italiano sottolinea che gli 80'000 lavoratori frontalieri rappresentano da decenni una questione scottante a sud delle Alpi. Una frattura che, a giudicare dai risultati, persiste. Sul Corriere della Sera, il tono è al massimo ironico, al peggio beffardo. Il quotidiano cita Orson Welles dal film "Il terzo uomo" (1949): "Cinque secoli di democrazia, e cosa hanno inventato gli svizzeri? L'orologio a cucù". Una frase cult per descrivere un sistema che "si autoregola direttamente, placidamente e senza sconvolgimenti". Il giornale milanese evidenzia un paradosso: mentre i referendum indetti dal governo passano con il 55-60% dei voti, quelli proposti dai "cittadini" falliscono regolarmente. Dietro l'analisi del Corriere si cela un disprezzo a malapena velato per una democrazia svizzera intesa "in un'ottica maschilista". Fra le testate italiane spicca anche il titolo scelto dal portale Libero secondo cui, con questo voto, "gli svizzeri hanno scelto di avere più immigrati". Il portale italiano cita l'aumento della popolazione e paragona la votazione alla Brexit, scrivendo che la "Brexit svizzera è stata solo sfiorata.
In Germania, Der Spiegel pubblica un editoriale di Mathieu von Rohr il cui titolo suona come un avvertimento. La rivista tedesca vede il voto come la prova che i cittadini possono decidere su questioni complesse. È difficile non interpretare questo articolo come una frecciata alla classe politica tedesca, da tempo restia ad abbracciare la democrazia diretta per timore di fare il gioco dell'AfD. Attraverso questo esempio svizzero, l'editorialista è chiaro: esorta Berlino a smettere di diffidare degli elettori. Resta da vedere se il rifiuto dell'iniziativa riuscirà davvero ad allentare la tensione delle ultime settimane. Il francese"Le Monde", in un articolo del suo corrispondente da Ginevra Serge Enderlin, nutre seri dubbi al riguardo. Il quotidiano cita il movimento Operazione Libero, secondo il quale "mentre la democrazia diretta svizzera è ammirata all'estero, anche la destra xenofoba la apprezza, perché offre un meccanismo ideale per alimentare le paure". Sottolinea inoltre che una nuova iniziativa, denominata "Stop agli abusi nei centri di asilo!", è già stata approvata lo scorso novembre. In altre parole, gli svizzeri voteranno di nuovo su una questione simile entro due anni.
Oltreoceano, il New York Times la descrive come una "campagna affascinante", incentrata su temi come la migrazione, il costo della vita e la sostenibilità. Con un tono molto didattico, il giornale si preoccupa di spiegare nel dettaglio ai lettori americani come funziona il processo di voto. Gli inglesi adottano un approccio simile: il Guardian si riferisce a un voto soprannominato "la Brexit svizzera" e descrive in dettaglio il meccanismo delle iniziative popolari che richiedono 100'000 firme. Ma dietro tutte queste spiegazioni, emerge una curiosità riguardo a un piccolo Paese che riesce a far decidere i propri cittadini su questioni che le grandi democrazie spesso preferiscono lasciare ai propri politici.





