Turchia: sesso come punizione della polizia

Facebook Twitter Google+

TURCHIA – “La pazienza ha un limite” ha annunciato ieri un adirato Erdogan accusando ancora una volta gli oppositori di teppismo e denunciando che, fra l’altro, molti di loro erano entrati in una moschea del centro con bottiglie di birra e senza togliersi le scarpe.

Come previsto dunque la tregua tra islamisti e laici non è durata e da ieri a Istanbul sono ripresi, durissimi, gli scontri tra polizia e manifestanti. Scontri che malgrado le ipocrite e svogliate ramanzine della UE sono più volte degenerati nella violenza più bestiale come raccontano molti giornali turchi a partire dalla versione inglese di Hurriyet.

Hurriyet racconta la storia di Erkan Yolalan, uno studente, che spiega: “Mi trovavo alle nove di sera a Besiktas. Non facevo niente, non gridavo slogan, non buttavo pietre. Appena mi hanno visto mi hanno afferrato. E sono scivolato nell’inferno. Ogni poliziotto presente ha iniziato a prendermi a calci e pugni. Per 150 metri, fino al bus della polizia, tutti mi hanno picchiato, maledetto, insultato. Non finivano mai”. 

“Dentro il furgone – continua- le luci erano spente. Ho sentita la voce di una ragazza che supplicava: “Non ho fatto nulla, signore”, ma loro la picchiavano e lei pareva soffocare. Poi un agente in borghese le ha detto esattamente questo: “Ti sbatto per terra e ti violento, ora”. La risposta della ragazza, con un filo di voce, ci ha spezzato il cuore: “Sì, signore”.

 “Poi ci hanno costretto, con altri  arrestati, a gridare, tra una pioggia di botte: ‘”Amo la polizia! Amo il mio paese!'” Urlavano: “più forte, più forte!'”, ci picchiavano, ci insultavano”. 

 “Poi è arrivato un altro giovane. Mustafa, dell’Università del Bosforo. Venti agenti lo avevano attaccato. Non stava in piedi. Nel bus lo hanno ancora colpito alla testa con un casco. Non bastava. Gli hanno sbattuto il capo contro il finestrino. Perdeva sangue dalla testa. Era ammanettato. Hanno continuato a picchiarlo”.

Alla fine sono stati portati al commissariato, dove li attendevano gli avvocati mandati dagli altri manifestanti. Come finirà? Lo spiega la giornalista Belgin Akaltan, autrice del pezzo, che dice: “Sapete che cosa succederà ora? Erkan sarà intimidito dalle denunce dei poliziotti, che diranno che lui li ha attaccati. Il procuratore darà la priorità alle loro denunce rispetto alla sua e a quelle degli altri ragazzi e così Erkan e gli altri giovani del bus che oseranno testimoniare saranno dichiarati colpevoli e condannati”.

E questo sarebbe un paese che può entrare in Europa?

BB

Turchia – Sex as a police punishment