Matteo Salvini: “Basta essere succubi dell’Unione Europea e di Roma”

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Mondo | 16 dicembre 2013 - 09:28 | 0 Commenti

MATTEO SALVINI – Il nuovo segretario della Lega Nord promette battaglia all’Unione Europea e saluta il Ticino: “Siete nostri amici, combatteremo insieme!”

La svolta è di quelle epiche: la Lega Nord cambia leader e si affida a Mat­teo Salvini. Giovane, ma da tanti anni sul campo in prima linea: uno che il territorio, l’essere leghista, l’ha vissuto sin da ragazzo. E le sue prime parole dimostrano la volontà di sal­vaguardare l’indipendenza dei po­poli.

Matteo Salvini, emozionato di es­sere il nuovo segretario della Lega Nord?
Assolutamente si, sento un mix tra orgoglio e responsabilità. C’è stata una grandissima partecipazione: oltre 10mila leghisti che hanno vo­tato e hanno dimostrato di essere uniti per la stessa causa.

E di volerla come nuovo leader, vista la netta percentuale con cui si è affermato…
Le percentuali le guardo con piacere, ma la grande differenza rispetto agli altri partiti è che qua non si tratta di io che vinco e gli altri che perdono: qui siamo uniti e combattivi. Tanto che la prima chiamata l’ho ricevuta proprio da Umberto Bossi.

Cosa le ha detto?
Mi ha fatto i complimenti, ci siamo parlati e ci siamo subito messi al la­voro, dato che abbiamo tante grandi sfide di fronte a noi…

Quale crede sia stato il fattore che le ha fatto ottenere un così ampio margine di consenso?
Direi 23 anni di battaglie, di incon­tri, giornate passate nei gazebi a di­stribuire volantini, a parlare e capire i problemi della gente. E anche di ri­sultati. Sono cresciuto sul campo e non intendo fermarmi adesso.

Lei ha parlato di grandi sfide da affrontare. A cosa si riferisce?
Direi prima di tutto a quella contro l’Unione Sovietica Europea, che sta letteralmente portando alla rovina i popoli. Guardate quello che ha creato nei paesi europei, o semplice­mente in Lombardia: le statistiche sulla disoccupazione in Lombardia da quando c’è l’UE sono a dir poco spaventose. Si pensa prima ai numeri, ai bilanci e solo dopo ai cittadini, ridotti in condizioni inaccettabili da un si­stema tecnocrate.

Eppure sa che in Svizzera ci sono dei partiti che ancora vorrebbero entrare in Europa?
Mi sta prendendo in giro? (ride, ndr). Vadano a farsi un giro a Como e chiedano agli ex imprenditori, gli ex artigiani, gli ex operai, cosa ne pen­sano dell’Unione Europea. Chi an­cora sostiene un sistema così demenziale lo fa solo perché ha altri interessi, perché se pensasse al be­nessere dei cittadini se ne terrebbe ben lontano. Per la Svizzera l’in­gresso nell’UE sarebbe un errore madornale e perderebbe di certo il benessere che ha oggi.

Con lei come segretario della Lega Nord, cambieranno i rapporti con il Ticino?
Da sempre la Lega Nord vede il Ti­cino come un amico. Sicuramente il popolo lombardo si sente più vicino a quello ticinese che a quello ro­mano. Per questo ritengo che con il Ticino i rapporti possono solo che diventare più stretti. Umberto Bossi, Giancarlo Giorgetti, Roberto Maroni, da sempre sono di casa in Ticino e in­tendo delegare a loro i rapporti con il vostro Cantone. Anche perché ci saranno battaglie da fare necessariamente insieme.

A partire dai ristorni dei frontalieri…
Sicuramente questo è un tema che va affrontato. Non è possibile che questi soldi dei ristorni finiscano tutti nel calderone romano, senza alcun vantaggio né per il Ticino né per la Lombardia. Se finissero direttamente ai comuni di frontiera non ci sarebbero tutti i problemi che ci sono oggi.

Idem per i contributi di disoccupa­zione per i frontalieri.
Questa è stata una vera e propria truffa di Roma. Sono stati truffati i frontalieri che sono rimasti senza la­voro e il governo ticinese. Proprio per questo ritengo che Lombardia e Ticino abbiano bisogno di collaborare in­sieme per risolvere quei problemi che oggi stanno causando tensioni.

Com’è oggi lo stato di salute della Lega Nord?
Diciamo che abbiamo superato un febbrone a 40… però gli antibiotici hanno fatto i loro effetti. E adesso la Lega è ancora più unita e combattiva di prima: faremo le barricate su molti temi. E ricordiamo che intanto abbiamo vinto la Lombardia con Ro­berto Maroni. Siamo pronti per tutte le prossime sfide.

Crede ancora nel federalismo?
Ci abbiamo provato per 20 anni. Ma mi sembra sia chiaro che non è possi­bile . E allora proporrò la via dell’in­dipendenza, anche se a Roma hanno paura di questa possibilità e ci boicot­tano in tutte le maniere possibili.

Esattamente come stanno facendo in Veneto…
Esatto, ma 150 comuni veneti hanno approvato il referendum per l’indipen­denza del Veneto. Voglio poi vedere cosa fanno a Roma quando tutto un popolo si ribella e chiede la stessa cosa… Certo che per la Lombardia la via del­l’indipendenza sembra molto più ardua rispetto a quella, già difficile del Veneto. Io sono convinto che anche in Lombardia sia possibile. Certo che poi a Roma non vogliono: sanno che la Lombardia è il motore dell’Italia. Ma il fatto è che, quando la gente comin­cia a soffrire, poi scattano i meccani­smi di autoconservazione e difesa di sé stessi. E anche le regioni più ricche, penso al Trentino, stanno cominciando a risentire troppo dei disastri della po­litica italiana ed europea. Credo che di questo passo la via dell’indipen­denza sarà inevitabile.

Lei è conosciuto come una persona particolarmente sanguigna: è così anche nel privato?
Direi di si: non cre­do molto alle mezze misure, sia in politica che nella vita. Basti pensare come soffro o come gioisco quando guardo il Milan… ho cominciato dalla curva, perché mi piace essere sempre e comunque in prima linea!

Oltre al Milan, come si rilassa?
A dire il vero non è che il Milan, so­prattutto quest’anno, mi faccia molto rilassare (ride, ndr)! Mi piace stare con la mia compagna, con i miei due bimbi e con i miei amici, parlando di cose fuori dalla politica. Sono una persona assolutamente normale, a cui piace andare a pescare e la na­tura, soprattutto la montagna. Infatti vado spesso sul Bisbino, a studiare una via di fuga verso la Svizzera se le cose qui in Italia dovessero dege­nerare! (ride, ndr)

Mattia Sacchi