Sport, 29 dicembre 2018

TOP e FLOP dello sport elvetico targato 2018: Svizzera e Lugano su tutti

Il meglio e il peggio del mondo sportivo svizzero dal calcio all’hockey, fino ad arrivare al tennis

LUGANO – Ancora una manciata di giorni e il 2018 apparterrà al passato. L’anno del Mondiale russo di calcio, l’anno del Mondiale di hockey che ha messo in mostra una Nazionale da applausi, l’anno del titolo svizzero sfuggito dalle mani del Lugano all’ultima curva… tutto verrà ricordato e passerà alla storia, per poterci tuffare in un 2019 che ci auguriamo ricco di successi per i colori svizzeri e ticinesi in particolare.
Ma quali sono stati i momenti migliori e i momenti peggiori dello sport svizzero? Abbiamo provato a stilare i TOP e i FLOP del 2018 che si appresta a chiudersi.

TOP:

HC LUGANO:
Certo, a guardare la classifica di LNA in questo momento verrebbe automatico pensare che siamo diventati tutti matti, ma in realtà la scelta è più azzeccata che mai. Chiaro, da settembre in poi il Lugano ha vissuto mesi complicati che, ci auguriamo, le vittorie ottenute contro Langnau e Bienne potranno far dimenticare in vista di un 2019 si spera più sereno, ma ciò che ha fatto la truppa di Ireland nella prima parte dell’anno è stato qualcosa di indescrivibile. I playoff bianconeri sono stati fantastici, la cavalcata di Hofmann e compagni – privi di Chiesa, Bürgler e Brunner – ha emozionato tutti, soprattutto a partire dalla clamorosa rimonta messa in atto in semifinale contro il Bienne. La finale poi con i Lions è stata da cardiopalma: sotto 1-3, ecco la rimonta fino al 3-3 – con tanto di gol nel finale di Lapierre per sbancare l’Hallenstadion – con la possibilità di giocarsi gara-7 in casa. Peccato per quella doccia fredda, peccato per gli infortuni dello stesso Lapierre e di Sannitz, peccato per quella carica dell’ex Pettersson: l’esito conclusivo avrebbe potuto essere ben diverso.

LA SVIZZERA DI HOCKEY: Dopo un’Olimpiade davvero incolore, dopo le brutte prestazioni messe in atto in Corea, chi si sarebbe aspettato un cammino come quello messo in atto dai ragazzi di Fischer in Danimarca? Forse in pochi, eppure… dopo aver superato il girone quasi per il rotto della cuffia, dai quarti in poi è stato difficile non emozionarsi: caparbi e scaltri contro la Finlandia, generosi ed eroici contro il Canada, encomiabili e purtroppo sconfitti – all’ultimo rigore – contro la Svezia, Diaz e compagni hanno tenuto un Paese incollato al televisore e hanno fatto tremare anche i ragazzi delle Tre Corone che, a conti fatti, sono stati la nostra bestia nera dell’anno.

HCAP: Non elogiare il lavoro di Paolo Duca e di Luca Cereda sarebbe davvero da stolti. L’Ambrì sta ritrovando la sua giusta dimensione, sta entusiasmando in questa seconda parte dell’anno, sta viaggiando a ritmi incredibili, ma tutto questo è merito del duo ticinese che ha preso le redini della squadra e del club. Già lo scorso anno l’Ambrì si era salvato con molta facilità, al termine di una stagione in cui aveva mostrato tante buone cose. Questa volta i biancoblù si stanno confermando, addirittura migliorandosi, sospinti dal miglior straniero del campionato – Kubalik – e da tutta una serie di giocatori (Zwerger, Müller, Guerra, Conz, solo per citarne alcuni) che si stanno amalgamando e rendono questo Ambrì totalmente imprevedibile. Così facendo l’obiettivo playoff, nell’anno della posa della prima pietra della Valascia, non può essere nascosto.

ROGER FEDERER: Cosa si può dire del tennista per antonomasia, per il tennista capace di imporsi nuovamente a Melbourne, conquistando così il suo 20esimo titolo dello Slam? Praticamente nulla. Roger inoltre ha conquistato il titolo nei tornei di Rotterdam, Stoccarda e Basilea, perdendo in finale a Indian Wells, ad Halle e a Cincinnati. Peccato per il mancato successo a Wimbledon, per quelli sfuggiti a Londra nelle Finals, a Shanghai o a Parigi-Bercy, ma poco conta: il numero 3 al mondo, è per tutti il numero 1 dei tennisti di ogni epoca.

YB: I gialloneri stanno riscrivendo la storia, non solo per il titolo vinto lo scorso anno dopo un monopolio infinito del Basilea, ma per quello che stanno facendo quest’anno. Siamo a dicembre e il campionato è già vinto, incredibile. Inoltre, mettendo in mostra gioielli come Mbabu, Benito e Fassnacht, i bernesi hanno partecipato per la prima volta alla Champions League battendo addirittura la Juventus in casa, cogliendo un pareggio contro il Valencia e vedendosi sfuggire un punto di prestigio a Manchester per un vistoso fallo di mano di Fellaini.

ANTONIO MARCHESANO: Il centrocampista ticinese ha vissuto un anno fantastico, maturando ed esplodendo del tutto con l’arrivo di Ludovic Magnin sulla panchina dello Zurigo. Lui resta concentrato sul club tigurino, l’unico elvetico ancora impegnato in campo europeo, ma dall’estero alcune sirene di mercato stanno risuonando per lui.

NAZIONALE DI CALCIO (DA SETTEMBRE IN POI): Giusto distinguere quello che ha fatto la Nazionale durante quest’anno e premiarla per quanto mostrato in Nations League. Petkovic è stato bravo a prendersi le sue responsabilità, a tagliare qualche “ramo secco” e a dare nuovo vigore alla Svizzera che sul campo ha risposto, qualificandosi per le Finali della Nations League, ottenendo un ottimo sorteggio in vista dell’Europeo del 2022 grazie al numero 1 del ranking, e attirando le attenzioni di tutto il mondo calcistico.

FLOP:

NAZIONALE DI CALCIO (FINO A SETTEMBRE):
Ecco chiarito perché abbiamo voluto fare un distinguo. Sì perché la Nazionale al Mondiale russo ha deluso, senza troppi giri di parole. Ha nuovamente fallito la prova del nove, uscendo malamente con la Svezia, senza aver incantato neanche in precedenza contro la Costa Rica. Con Brasile e Serbia erano giunti due ottimi risultati, è vero, ma quelle Aquile bicipiti resteranno nelle mente di tutti ancora per un po’… comprese in quelle di chi comanda in calcio elvetico, che non è stato in grado di affrontare un problema nato fuori dal campo, ancora prima che sul rettangolo da gioco, e sfociato in alcune dichiarazioni da sottolineare con la penna rossa!

FC CHIASSO: Al Riva IV si naviga a vista, o quasi… la società resta in piedi anche grazie al Lugano, il gioco latita e i risultati scarseggiano. Forse si è persa anche l’identità chiassese stessa, ma è innegabile che quest’anno il club momò rischia seriamente di sprofondare in Prima Lega Promotion, per buona pace degli anni che furono…

CALCIO REGIONALE: Calci, botte, pugni. Tra giocatori e giocatori, tra giocatori e dirigenti, tra giocatori e arbitri: ormai non fa più nessuna differenza. Una volta si andava al campo per divertirsi, per metterci il giusto agonismo e qualche volta – per carità, negarlo sarebbe sciocco – qualche spintone, qualche discussione e qualche colpo proibito di troppo ci scappava pure, ma non con questa frequenza. Arbitri malmenati, avversarsi aggrediti, persone finite in ospedale… e poi ci stupiamo se i tifosi del River aggrediscono il bus del Boca Juniors e se tifosi di ogni parte d’Italia e d’Europa si danno appuntamento fuori dallo stadio e ci scappa il morto. Ragioniamo gente, ragioniamo…

DIATRIBA TEAM TICINO-FC LUGANO: Non vogliamo entrare nel merito della situazione, sia chiaro, ma davvero non se ne può più. Ovviamente il Lugano ha i suoi motivi e le sue ragioni fondate, ma anche il Team Ticino ha il diritto di far sentire la propria voce. Resta il fatto che di questa diatriba non se ne può più, tanto più se poi in tv dobbiamo assistere a dibattiti come quello andato in onda in una puntata di Fuorigioco.

Come vedete abbiamo lasciato fuori da questa speciale pagella l’FC Lugano, perché era davvero complicato inquadrarlo. Per carità il Lugano sta facendo miracoli col proprio budget, ma ha in dotazione alcuni elementi di valore. Renzetti ci mette anima e corpo, la squadra cerca di dare il massimo e la salvezza ottenuto lo scorso anno non è certo da dare per scontata… quest’anno il campionato, col ritorno dello spareggio richiede uno sforzo ulteriore, ma la rosa è assolutamente competitiva, anche se va rafforzata in alcuni reparti. Ciò che ci lascia il dubbio su dove inserire l’FCL riguarda alle continue diatribe: via Tami, ecco Abascal, pochi mesi dopo via Abascal e dentro Celestini. Dopo le parole di rito da parti di esperti o meno su queste scelte, e di quelle del presidente, ecco il problema del poco pubblico a Cornaredo, di ciò che viene permesso agli ospiti e negato alla curva bianconera. A volte, a dir la verità, si parla più di calcio non giocato che di quello che viene espresso all’interno del manto verde…

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