Sport, 12 novembre 2018

Metropolit: “Riabbracciare i vecchi amici è stato davvero emozionante”

Intervista con Glen Metropolit, uno dei leader del Lugano più forte di tutti i tempi

LUGANO - Settimana scorsa si è svolto alla Raiffeisen Arena di Biasca il primo Dream Givers Day, durante il quale si è giocata una partita fra il Dream Team Ticino e le “leggende” del nostro campionato. L’evento aveva l’ obiettivo di promuovere il Mondiale di hockey del 2020 (che si disputerà nel nostro Paese) e di dare un sorriso a quei bambini e alle loro famiglie che stanno passando momenti di difficoltà.

Fra i giocatori di spicco scesi sul ghiaccio c’era anche Glen Metropolit, indimenticato attaccante del Lugano campione svizzero del 2006. “ L’uomo che porta a spasso il cagnolino”, scrisse un'altra leggenda, ma in questo caso del giornalismo locale, Alcide Bernasconi, che del canadese raccontò le gesta in modo inimitabile, e in particolare quanto si appropriava del disco e non lo mollava più. Sembrava che gli si fosse incollato sul bastone e per gli avversari diventava un’impresa portarglielo via.

Metropolit è stato uno dei leader di quella che in molti considerano il Lugano più forte di tutti i tempi. Per esempio il “polemico” bernese Klaus Zaugg, che con la squadra ticinese non è mai andato per il sottile. Con Glen, sempre molto disponibile e simpatico, abbiamo scambiato quattro chiacchiere dopo la partita di Biasca, parlando, anche, dell’ultimo titolo bianconero. Quello, appunto, del 2006. Anni luce fa. 

Che effetto le ha fatto tornare in Ticino?
È sempre uno spettacolo tornare a Lugano, ma in generale nel Canton Ticino. Ho rivisto alcuni vecchi compagni di squadra e mi sono emozionato. Qui ho trascorso alcuni anni fra i più importanti della mia carriera, in una terra accogliente, con gente sempre pronta a darti una mano e pure affezionata. Quando l’altra sera sono entrato alla Resega per assistere a Lugano-Zurigo era come se il tempo improvvisamente fosse tornato indietro! 

Ha assistito all’ultima partita del Lugano, come ha trovato la squadra?
Penso che i bianconeri abbiano giocato davvero bene. Dopo qualche anno difficile, negli ultimi sono riusciti a raggiungere i vertici del campionato. Credo che ora sia arrivato il momento di salire sul gradino più alto. Spero che sia l’anno giusto. Il pubblico? Fantastico, trasmette come sempre grande passione. Lo ringrazio per l’accoglienza, sono momenti che non si dimenticano questi… 

A vederla in pista non si direbbe che abbia smesso di giocare… 
Cerco di mantenermi in forma, continuo a fare esercizio ma non gioco più a hockey, sono otto mesi che non pattino. Ma è davvero bello poterlo fare di nuovo.

Metropolit ha rivisto alcuni dei “vecchi” leoni che nel 2006 hanno conquistato l’ultimo titolo… 
È stato bellissimo. Ho vissuto così tante esperienze ed emozioni con i miei compagni di squadra di quell’epoca, che non potevo non essere felice quando li ho riabbracciati. Sono diventati come una famiglia, una famiglia lontana ma sempre una famiglia. Sono cose che nessuno potrà mai toglierti, anche se vivi a tantissimi chilometri di distanza.

Qual è la cosa che le manca di più del tempo trascorso qui?
A dire il vero tutto. A partire dal fatto di essere un giocatore professionista. La vita che conducevo a Lugano, con l’amore dei tifosi e della società, erano davvero speciali. Quando sei ancora un giocatore ti riprometti di goderti ogni singolo giorno sul ghiaccio, ma una volta finita è dura. Ma sono abbastanza fortunato da poter tornare e rivedere qualche vecchio amico… 

Quali sono i più bei ricordi legati al suo periodo a Lugano? 
Il 2006 senza dubbio, ho provato emozioni incredibili nel vincere un campionato e i tifosi non se ne sono dimenticati. Questo è un ricordo ma potrei elencarne altri cento, ogni anno che ho trascorso qui è stato favoloso e come ho detto sono grato di essere tornato… L’evento di Biasca è importante per i bambini meno fortunati, poter regalare loro un sorriso e una chance per vivere meglio… 

Segue sempre il campionato svizzero?
Sì, cerco di rimanere aggiornato, ho alcuni amici con i quali sono sempre in contatto, come Thomas Rüfenacht che ora gioca a Berna. E ho potuto rivedere qualche compagno di squadra che ora è diventato allenatore come Ville Peltonen. Stiamo diventando vecchi, ma è bello anche così. Ville poi è una persona davvero in gamba. È stato lui che nel 2006 ha dato il via alla nostra rimonta verso il titolo, con la sua personalità e il suo carisma…

Qual è la sua occupazione attualmente?
In questo momento sono impegnato nel mercato immobiliare per la nostra società, Ocean Reef, in Florida. Ma sto cercando di tornare nel mondo dell’hockey, magari in qualità di scout o assistente allenatore. Insomma, mi piacerebbe molto anche la Svizzera, se dovesse presentarsene l’occasione. 

Com’è Glen Metropolit fuori dal ghiaccio? 
Oh, me la cavo piuttosto bene, mi piace giocare a golf e tenermi in movimento, cercando di essere la persona migliore che ci possa essere (ride),

E se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa?
È una domanda difficile. Ho sempre cercato nella vita, e così continuo a fare, di migliorarmi come giocatore e come essere umano. Quindi penso che non cambierei nulla perché tutto ciò che ho fatto mi ha portato ad essere la persona che sono oggi.

FAUSTO FUNI

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