Svizzera, 31 agosto 2018

"L'ordine pubblico in Svizzera si sta dissolvendo"

weltwoche
La Svizzera viene brutalizzata perchè non si difende. Non c'è bisogno di statistiche per arrivare a questa conclusione. Ciò che è successo nelle ultime settimane è sufficiente. Tre settimane fa a Ginevra, due magrebini provenienti dalla Francia hanno aggredito brutalmente diverse donne fino a mandarle all'ospedale. Ci sono voluti giorni prima che le autorità arrivassero finalmente a fornire informazioni oneste sull' origine degli aggressori.

Due settimane fa, in una tiepida serata estiva, un importante asse stradale è stato chiuso a Zurigo per circa due ore. La ragione è stata una battaglia di strada tra teppisti di sinistra e la polizia a seguito di un'accoltellamento tra afgani e siriani, si presume provenienti dai lussuosi centri per asilanti sorti negli ultimi tempi in città.

Oltre al grave fatto di sangue, l'affronto più grande è che i criminali hanno potuto contare sull'appoggio e la simpatia di passanti e curiosi che hanno attaccato con lanci di bottiglie le forze di polizia e i soccorsi, mettendo a repentaglio l'incolumità di quest'ultimi. L'attacco alle forze dell'ordine è stato organizzato come una malata festa popolare.

Diritto a aggredire a Zurigo, censura a Berna: Un ex municipale socialista è stata minacciata all'inizio di giugno da un congolese dopo che lei ei suoi amici avevano chiesto all'uomo di abbassare il volume della musica. La donna è stata costretta a ritirare la denuncia perchè ha fotografato l'uomo, cosa che sarebbe contro la sua privacy, e quindi se avesse proceduto per via giudiziaria c'era il rischio che anche lei rischiasse una condanna.

La Svizzera si sta perdendo. Si insudicia. È incasinata. E noi stiamo a guardare, come se lo accettassimo. Sabato scorso, un importante giornalista americano era nella capitale federale, oltre trent'anni dopo la sua prima visita. Non riusciva a credere ai suoi occhi, di ciò che era diventato dell'idilliaca Berna di un tempo. Per lui è stato incredibile constatare che le autorità lascino stare tutti quei innumerevoli graffiti e segni su ponti e edifici.

Siamo stati educati dai nostri genitori a salutare sempre. Un tempo non si osava nemmeno gettare una cartaccia per strada. Oggi rubare una bici in città è un reato banale. A Berna, ma potrebbe anche essere Zurigo o Ginevra: la società di noleggio biciclette Publibike ha dovuto temporaneamente sospendere le operazioni perché nel giro di poche ore quasi l'intera flotta veniva rubata. I ladri delle biciclette si erano vantati come eroi sui social media.

Perché la Svizzera fallisce? Perché lo tolleriamo. Perché lo si permette. Perché le autorità non sono in grado o non vogliono mantenere l'ordine pubblico senza compromettersi. Ottanta poliziotti erano in servizio alla Seestrasse di Zurigo contro i pugnalatori e gli hooligan. C'è stato esattamente un arresto. La polizia è riuscita a malapena a arrestare l'autore dell'accoltellamento. Il rispetto per le forze dell'ordine è pari a zero.

Questo è il fatto peggiore, un doppio crimine: qualsiasi attacco a un agente di polizia è anche un attacco all'ordine pubblico, allo stato, a noi. Pertanto, deve esserci un solo motto: nessuna tolleranza e punizioni più severe. Il fatto che il diritto all'aggressione in Svizzera imperversa come in quel fine settimana a Zurigo è un segnale di allarme acuto. Molti sembrano ignorarlo nella cacofonia del dibattito. L'ordine pubblico si sta dissolvendo.

Personalmente responsabili delle pessime condizioni attuali sono i direttori della sicurezza delle città e dei cantoni. Dirigono la polizia, danno il tono, stabiliscono il quadro in cui le forze di sicurezza devono manovrare. Un numero sbalorditivo di poliziotti si sente abbandonato dalla politica e in balia della folla. La polizia deve pagare per quello che non stanno facendo i politici. Ad esempio in materia di asilo e politica migratoria.

L'eleganza in cui i responsabili si sottraggono alle loro responabilità lo si può vedere in modo eloquente dall'esempio del Consigliere di Stato liberale di Ginevra Pierre Maudet. Alla giovane stella con passaporto francese e inclinazioni francesi è stato permesso di porsi come un esperto neutrale e innocente dopo gli eccessi accaduti nel suo cantone grazie alla gentilezza dei media. Invece di mettersi in gioco, ha chiesto e ottenuto a buon mercato dai media una "piattaforma nazionale per la violenza contro le donne". Maudet preferisce spostare la responsabilità al governo federale, al quartier generale di Berna.

Gli esponenti di sinistra sostengono che più polizia, più rigore, più severità non portano a nulla. Sciocchezze. Probabilmente non ci credono nemmeno loro. Il municipale direttore della sicurezza di Zurig, la verde Karin Rykart, durante la campagna elettorale si era pronunciata contro la possibilità di dotare i poliziotti di telecamere. Dopo i fatti delle scorse settimane, diventa improvvisamente a favore. I suoi amici lo chiamano "apprendimento". Più appropriata è la parola opportunismo. Se i politici rosso-verdi fossero convinti della loro politica di insicurezza, non mollerebbero le loro convinzioni tanto facilmente.

La Svizzera è minacciata perché si sta perdendo. Sogni di politica socio-psicologicamente corretti, "approccio olistico". Secondo certi politici la causa del crimine dovrebbe essere affrontata alla radice - di solito attraverso programmi di terapia sempre più costosi e inutili- a spese del contribuente che paga ancora le tasse. Sarebbe più sensato eliminare il disordine concreto, il caos nelle strade, nelle città e nei quartieri trascurati. Dimostrando di non accettare più l'abbandono, lo stato scoraggerebbe i vandali e i criminali.

L'uomo ha bisogno di ordine e confini. Occasionalmente deve essere tenuto sotto controllo. Violenza e caos si diffondono quando lo stato si indebolisce e si ritira. I newyorkesi lo hanno sperimentato negli anni settanta e ottanta. E hanno superato quel periodo. Le autorità della città, sotto le proteste massice della popolazione, furono costrette a agire. I treni e gli edifici sprayati sono stati puliti la notte stessa in cui i vandalismi venivano scoperti. Ogni finestra rotta veniva immediatamente riparata. Se non vuoi fiori di palude, devi prosciugare la palude. Ancora e ancora.

Roger Köppel / Weltwoche (articolo tradotto)

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