Svizzera, 09 agosto 2018

Quadri: "Dopo aver sfasciato la nostra viabilità, scoprono che le code costano"

Ecco il risultato delle politiche radikal-chic in materia di trasporti. E quanto ai camion dell’UE…

Tranquillo come un tre lire, l’Ufficio federale per lo sviluppo territoriale (ARE) ci informa che i costi delle code in Svizzera ammontavano a fine 2015 a 1,9 miliardi di franchetti. Tra il 2010 ed il 2015 la pillola è passata da 1.6 a 1.9 miliardi.
Non serviva un Nobel per l’economia per rendersi conto che le code provocano costi elevati. Ma sotto le cupole federali (e non solo lì) la maggioranza politikamente korretta se ne impipa.

Svizzeri nel mirino
I radikal-chic a suon di code, piani viari ideologici e fallimentari (vedi lo sciagurato PVP di Lugano), ostacoli, ostracismi e criminalizzazioni, immaginano di costringere i cittadini a non usare l’automobile.
Ovviamente nel mirino ci sono solo svizzeri e residenti. Perché l’invasione di frontalieri uno per macchina, alla partitocrazia spalancatrice di frontiere va benissimo!

La situazione attuale è dunque la seguente:
1) L'immigrazione scriteriata, voluta dal triciclo PLR-PPD-PS, provoca ovviamente un aumento del numero di automobili ed autocarri, che le nostre infrastrutture non sono in grado di assorbire. Siamo qui in troppi. Dal 2007 circa un milione di persone sono immigrate in Svizzera. E queste persone usano le nostre strade.

2)  In Ticino la rete viaria, ed in particolare quella autostradale, ė al collasso a causa dell'esplosione del numero di frontalieri e padroncini, provocata sempre dal triciclo partitocratico;

3) La politica radical-chic ha sempre osteggiato (e tuttora osteggia) gli investimenti nella rete stradale, oltre a criminalizzare gli automobilisti (ad esempio con la ciofeca “Via Sicura”): solo la ferrovia è politikamente korretta! Ohibò: forse che le strade non sono un servizio pubblico? 

4) Le magnificate automobili elettriche non volano: pure loro hanno bisogno di strade e di posteggi;

5) Se i $inistrati ed i Verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) fossero davvero "ambientalisti", sarebbero i primi a chiedere la limitazione dell'immigrazione e del frontalierato. Come faceva, del resto, la vituperata iniziativa Ecopop. Invece, col fischio! "Devono entrare tutti!"

6) Risultato: i costi delle colonne - ambientali, economici, di degrado delle infrastrutture - li pagano gli svizzerotti. E la partitocrazia non ne vuole sapere nemmeno di introdurre l'ecotassa per frontalieri, e starnazza che "sa po' mia"!

Due soluzioni
Sicché, le soluzioni contro le code sono sostanzialmente due:
    • investimenti nella rete stradale
    • limitazione dell’immigrazione e del frontalierato.
Ovvero, proprio il contrario di quanto sta facendo ora il triciclo PLR-PPD-PS.
Ragion per cui, che nessun esponente del triciclo venga a lamentarsi per i costi, economici ed ambientali, delle code sulle nostre strade!

E per i camion?
Per quel che riguarda in particolare i TIR stranieri in transito attraverso la Svizzera, il modello “TIR sul treno da confine a confine” mette d’accordo (più o meno) tutti. Ed è anche stato votato dal popolo.
Ci sono però un paio problemi. Ad esempio:

1) Il kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger, P$$, già ministro dei Trasporti, ha trasformato la Svizzera in un corridoio di transito a basso costo per TIR targati UE. Lo ha fatto accettando una tassa sul traffico pesante ridicola per i camion della DisUnione europea che attraversano parassitariamente la Svizzera. L’ennesima calata di braghe, dunque (ma va?).

2)  Il trasferimento su ferrovia dei TIR in transito necessita in prima linea di un AlpTransit completo. Ma questo obiettivo si allontana sempre di più. Da un lato i paesi a noi vicini se ne impipano: l’opera è stata voluta dagli svizzerotti, quindi che si arrangino. In Italia, addirittura, la politica dei trasporti è all’opposto della nostra: si mettono le merci in strada, perché sui treni devono viaggiare le persone. Dall’altro, la risposta della Doris uregiatta alle richieste di anticipare il completamento a sud di Lugano di AlpTransit, attualmente agendato per il 2050, è stata lapidaria: “Non se ne parla nemmeno. Il Ticino ha già avuto. Adesso bisogna investire altrove”. Ah, bene: sicché, nella lungimirante (?) visione della Ministra dei trasporti (non del Gigi di Viganello!) AlpTransit sarebbe stato voluto solo per ridurre il tempo di percorrenza tra il Ticino e la Svizzera interna. Chiaro: il vantaggio di impiegare meno per arrivare a Zurigo  - e un domani, con la messa in funzione della galleria del Ceneri, a Bellinzona e Locarno - è senz’altro apprezzabile. E’ anche un’opportunità turistica (o almeno: si spera che lo sarà). Ma non basta per giustificare un investimento di 25 miliardi di franchetti in AlpTransit. Il “respiro dell’opera” (uella) doveva essere ben altro. Non certo regionale, bensì  internazionale. Ma se la Doris, come ministra dei Trasporti, è la prima a ridurre AlpTransit ad un “regalo al Ticino”, con tutto quel che ne consegue (ovvero: “i ticinesotti rompiballe hanno già avuto, adesso bisogna investire altrove”), butta davvero male.

 3) A ciò si aggiunge l’incertezza su quel che accadrà dall’anno prossimo ai treni attualmente caricati al terminal Ralpin Lugano-Vedeggio. Più merci in strada?

Lorenzo Quadri

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