Sport, 09 luglio 2018

Türkyilmaz a muso duro contro l’ASF per i doppi passaporti: “Non hanno capito niente!”

L’ex attaccante della Nazionale è intervenuto attaccando Miescher e non solo…

ZURIGO – Non le ha mandate a dire, non si è tenuto dentro nulla Kubilay Türkyilmaz sulle colonne del “Blick”, dove è intervenuto dicendo la sua in merito al tanto delicato tema dei giocatori svizzeri in possesso del doppio passaporto, cosa che il segretario generale dell’ASF, Miescher, vorrebbe vietare.

“I suoi pensieri sono un’assurdità – ha esordito – Anche io ho due passaporti, quello svizzero e quello turco: l’ho fatto quando stavo per andare a giocare col Galatasaray e non mi sono mai sentito straniero né in Turchia né in Svizzera. Magari gli altri ci hanno provato a farmi vivere quella sensazione: non è per un passaporto che uno si sente più o meno svizzero”.

“Miescher e l’intera Federazione non hanno capito nulla di tutta questa situazione: non riesco a togliermi dalla testa che questa sia stata solo una trovata per distrarre l’attenzione pubblica dalla pessima figura fatta contro la Svezia. È un modo per nascondere i propri errori, perché l’ASF ne ha fatti molti… partendo dalla gestione della faccenda delle Aquile”, ha continuato.

“Nel 2014 si erano definiti dei limiti per non trovarsi di fronte a queste situazioni e invece… Xhaka, Shaqiri e Lichtsteiner sarebbero dovuti essere tenuti fuori dalla partita contro la Costa Rica come punizione. In quel caso, e lo posso garantire perché sono uomini veri, avrebbero dato tutto loro stessi nel match successivo contro la Svezia! Ma qui hanno fallito tutti, anche Petkovic che non ha saputo “accendere” i suoi giocatori per il match contro gli scandinavi: ero allibito e arrabbiato per quello che vedevo in campo”, sono state ancora le sue parole.

Ma Türkylmaz non si è fermato qui: “Dopo il primo tempo contro la Svezia, il ct avrebbe dovuto sostituire Xhaka e Shaqiri. Contro la Serbia, infatti, ci avevano mostrato di cosa erano capaci quando sono motivati: so che i giocatori balcanici hanno un legame molto stretto con la loro terra di origine per via della guerra e non è affatto un problema. Il problema nasce quando non si dà tutto sé stessi in un turno ad eliminazione diretta. Sì, perché lì non c’era di fronte il Brasile o la Serbia, ma “solo” la Svezia che non ha nulla a che vedere con le origini balcaniche dei nostri giocatori. Sembra quasi che quella partita contro i serbi ci abbia poi svuotato psicologicamente e ancora una volta l’allenatore e la Federazione non si sono accorti di nulla, reagendo nel modo sbagliato. È questo il vero problema, non se uno ha uno o due passaporti: questo mix culturale è una grande forza per la nostra Nazionale. Per questo capisco il fastidio provato da Xhaka”.

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