Mondo, 09 luglio 2018

A Douma niente gas nervino, lo dice un rapporto dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche

Per ora è solo un rapporto in attesa di “stabilire il significato dei risultati”, ma la prima conclusione è chiara: tra i campioni prelevati a Douma dalla missione dell’OPCW e inviati ai laboratori di analisi il 22 maggio scorso “non sono stati rilevati agenti nerviniorganofosforici o loro prodotti di degradazione, né nei campioni ambientali né nei campioni di plasma delle presunte vittime”.

 

In altre parole, nella città siriana di Douma, non c’è stato alcun attacco chimico con gas nervini da parte dell’aviazione di Assad.

 

Smentita l’accusa principale di quello che fu considerato, senza alcuna prova, un bombardamento del regime in piena violazione dei diritti umani e che portò al violento attacco militare occidentale su Damasco pochi giorni dopo.


Ciò che per ora la missione OPCW ha trovato, sono “varie sostanze chimiche organiche clorurate in campioni (…) insieme a residui di esplosivo”.


Queste sostanze clorurate sono elencate nell’Allegato 3 del documento e si tratta di agenti tossici spesso anche di uso civile (utilizzati per esempio nella disinfestazione delle acque). Nel rapporto non vi è specifica sulle concentrazioni di queste sostanze che quindi potrebbero essere così basse da escludere una presenza dovuta a bombardamento chimico.

 

A questo va aggiunta un’altra considerazione: l’uso di armi chimiche al cloro è stato in passato prerogativa proprio dei ribelli anti-Assad, come Occhi della Guerra ha documentato in questo articolo; quindi se venisse confermata la presenza di armi al cloro a Douma, bisognerebbe essere certi dell’attribuzione ad una delle parti.

 

Siamo nell’aprile scorso e Douma, città della regione della Goutha orientale, è da mesi sotto assedio siriano. Roccaforte delle formazioni jihadiste anti-Assad, in primis di Jaish al-Islam, organizzazione integralista salafita finanziata dall’Arabia Saudita, la città sta capitolando; da lì a pochi giorni sarà liberata dall’esercito siriano. In questo contesto, chi aveva reale interesse ad un attacco chimico affinché Assad venisse accusato di violazione dei diritti umani permettendo all’Occidente un intervento militare diretto? Forse i ribelli sconfitti.


E infatti l’8 aprile vengono caricati sul web due video terribili messi in rete proprio dai ribelli di Jaish al-Islam. Sono immagini di circa una trentina di civili morti dentro locali chiusi (forse una casa o un rifugio), tra cui donne e bambini. Si tratta di immagini terrificanti di cadaveri con sintomi chiari di soffocamento chimico; dai video non è possibile identificare né il luogo, né la cronologia.


A farlo ci pensa questo altro video pubblicato su Twitter il giorno dopo dagli Elmetti Bianchi, la Ong fondata dai Servizi britannici e finanziata da Arabia Saudita e Usa, composta per lo più da miliziani delle formazioni jihadiste e che opera esclusivamente (e non a caso) nei territori occupati dai ribelli anti-Assad (una sorta di struttura logistica e propagandistica dei ribelli che opera sotto copertura di organizzazione umanitaria in modo da poter ricevere finanziamenti dall’Occidente). Il video mostra un contenitore giallo simile a quello utilizzato per bombe al cloro che sarebbe entrato dal tetto di un palazzo di Douma.


Ma è sopratutto il più famoso video girato nell’ospedale di Douma a decretare per il mainstream e per i governi occidentali la colpevolezza di Assad davanti all’opinione pubblica internazionale.


Le immagini concitate dei soccorsi a bambini con maschere di ossigeno e lavati con acqua per disinfettarli dagli agenti chimici, fecero il giro del mondo e procurarono la reazione violenta di tutti i leader occidentali particolarmente inclini alle suggestioni del mainstream; tanto che il 14 Aprile i bombardieri di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna attaccarono (illegalmente) la Siria colpendo obiettivi ritenuti e sopratutto concentrando i missili sul un Centro Ricerche a Damasco, considerato dalla Cia uno dei laboratori di armi chimiche del regime; ma che abbiamo dimostrato in questo articolo essere stato ispezionato dall’OPCW un mese prima senza risultato (uno strano e mai chiarito bombardamento contro un obiettivo inutile).

 

Il video dell’ospedale di Douma si dimostrerà un clamoroso falso. Robert Fisk, primo giornalista occidentale ad entrare nella città liberata si recherà all’ospedale, intervisterà medici e pazienti e scoprirà la verità in un reportage che farà il giro del mondo:  quelle immagini erano vere, ma quei bambini non avevano subìto un attacco chimico ma un principio di soffocamento a causa della polvere del crollo del rifugio dove erano rifugiati. E le immagini dei lavaggi furono costruite dai ribelli e dagli Elmetti Bianchi per inscenare un attacco chimico che non c’era mai stato.


La stessa storia di un anno prima a Khan Shaykhun; anche in quel caso l’attacco avvenne puntualmente a ridosso della vittoria di Assad e dopo le dichiarazioni di Trump di un disimpegno Usa verso la Siria.

 

A distanza di 4 mesi, la verità su ciò che è successo a Douma, non è stata chiarita. Nonostante tre mesi di attività del team investigativo dell’OPCW, bisognerà aspettare ancora. L’unica certezza è che gas nervini non sono stati usati. Qualsiasi altra conclusione è pura manipolazione della verità da parte di un mainstream occidentale abituato ormai a mettere presunti colpevoli sul banco degli imputati addirittura prima ancora che l’accusa sia formulata.

 

(Fonte: gliocchidellaguerra.it)

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