Svizzera, 24 giugno 2018

Presto il canone anche per (certi) portali online?

La Confederazione ha posto in consultazione fino al prossimo 15 ottobre una nuova legge che prevede una ripartizione del canone radiotelevisivo anche a certi portali online. Favorevole la sinistra, contraria la destra.

I portali online devono essere inclusi nel sostegno alle prestazioni del servizio pubblico, che non dovrebbe quindi più essere limitato alle radio e alle emittenti televisve. È questa la sostanza della nuova legge sui media elettronici (LME), che il Consiglio federale ha posto in consultazione fino al 15 ottobre. La norma prevede anche la creazione di un’autorità di regolamentazione indipendente al fine di garantire una maggiore indipendenza dallo Stato. "Serve una modernizzazione" ha dichiarato Doris Leuthard, aggiungendo che i media oggi si sentono sotto pressione a causa della digitalizzazione. I media online occupano uno spazio sempre più ampio nel paesaggio mediatico e per questo il progetto di legge ha tenuto conto di questa evoluzione creando le basi necessarie per finanziare delle offerte di servizio pubblico su portali online, incluse le offerte su richiesta ("on demand") in Internet.

La legge trasferisce alla nuova Commissione per i media elettronici compiti attualmente conferiti al Consiglio federale, al Dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni o all’Ufficio federale della comunicazione. Composta da persone nominati dall’esecutivo, la Commissione è incaricata di rilasciare la concessione alla SSR, di concludere accordi sulle prestazioni con i media elettronici che forniscono prestazioni di servizio pubblico e di esercitare compiti di vigilanza. "Sicuramente verrà criticato il fatto che questa commissione ha troppo potere, ma ci esponiamo a tale rischio", ha affermato Leuthard. Dopo la consultazione, il Consiglio federale elaborerà il suo messaggio per il Parlamento tenendo conto dei pareri espressi.

Per ora le prime reazioni vedono partito socialista e il sindacato dei media Syndicom favorevoli, convinti che il paesaggio mediatico svizzero sia in pericolo e debba essere sostenuto dallo stato mentre PPD e PLR si dicono per ora scettici. Decisamente contrario invece è l'UDC che in un comunicato stampa denuncia la "statalizzazione" dei media che sarebbe in antitesi con la libertà e la pluralità dei media, dove l'indipendenza, anche finanziaria, dallo stato ne sarebbe un prerequisito indispensabile.

(Fonte: blick.ch)

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