Svizzera, 19 giugno 2018

La Posta: la responsabilità non se l’è assunta nessuno!

All’ex Gigante giallo è scoppiato il finimondo a seguito dello scandalo Autopostale. La direttrice Susanne “un milione all’anno” Ruoff ha rassegnato le dimissioni già lo scorso venerdì, dichiarando di “assumersi la responsabilità”. Peccato che tale assunzione di responsabilità arrivi con svariati mesi di ritardo, e quando verosimilmente non era possibile fare altrimenti. Per la serie: me ne vado prima di venire “esonerata”; sorte che è invece toccata (e ci mancherebbe altro) ai vertici di Autopostale.
A ciò si aggiunge che la buona Susanne negli anni a capo della Posta un po’ di milioncini se li è già portati a casa. Prenderà inoltre ancora sei mesi di stipendio. Avendo 60 anni, può permettersi tranquillamente di andare in prepensionamento senza alcuna preoccupazione materiale, diversamente da tanti dipendenti della Posta.
Sempre che gli “amici” non le abbiano già preparato qualche altra poltrona dorata, ipotesi che non può certo essere esclusa.
Ironia della sorte, la rovinosa caduta della Ruoff è avvenuta solo pochi giorni prima che il Consiglio nazionale accettasse con un voto di scarto le “quote rosa” nelle aziende. Nessuno “ovviamente” ha sottolineato la fine ingloriosa della prima direttrice rosa del Gigante Giallo: non sarebbe stato politikamente korretto.

Mancano risposte

La partenza di Ruoff non fornisce comunque grandi risposte. Contrariamente a quanto si tenta di far credere, alla Posta la “responsabilità” non se l’è assunta nessuno.
L’assunzione di responsabilità comporta infatti una scelta deliberata. Qui, invece, abbiamo chi ha lasciato per evitare di essere messo alla porta (Susanna) e chi è stato lasciato a casa (si tratta poi delle persone giuste?). Sicché, di partenze spontanee non se ne sono viste. Il presidente uregiatto del CdA della Posta, Urs Schwaller, rimane incollato alla cadrega. La Doris parimenti uregiatta, quella che ha sempre difeso ad oltranza sia la Susanna “un milione all’anno” (dichiarazione di metà febbraio: “piena fiducia a Susanne Ruoff”) che la politica di smantellamenti della Posta, non ha fatto alcun “mea culpa”. Anzi: prima ha dichiarato che la vicenda Autopostale mette in cattiva luce “tutto il servizio pubblico”. Ma poi, quando qualcuno, in conferenza stampa, ha osato farle notare le responsabilità del suo partito nella squallida vicenda, ha reagito stizzita.

Le voci

Nelle camere federali si vociferava che la Doris, ormai vicina alla “data di scadenza”, anche a seguito dello scandalo postale avrebbe annunciato la propria partenza dal Consiglio federale ancora nella sessione parlamentare conclusasi venerdì. Invece, una cippa! Incementata alla cadrega!

Altri trucchi?

Intanto i conti taroccati di Autopostale fanno nascere il sospetto che siano stati utilizzati dei trucchi contabili anche per giustificare la chiusura degli uffici postali. C’è chi lo sostiene apertamente.
E, più in generale, la domanda è: dopo la partenza della Ruoff, la politica di smantellamento di uffici postali (e quindi di posti di lavoro) verrà rivista? Oppure tutto andrà avanti come se “niente fudesse”? Malgrado il Parlamento si sia espresso a favore di uno stop, nulla è successo. Presa di posizione della Doris sul tema: “La Posta ha agito secondo i margini di cui dispone per legge”. Evviva!

Postfinance

Come se non bastasse, all’orizzonte si profila anche il caso Postfinance. Pure qui si annuncia la cancellazione, nei prossimi due anni, di oltre 500 posti di lavoro. In Ticino si parla di 17 impieghi in meno nel 2019. Mentre non si sa cosa accadrà dopo. Questo malgrado Posfinance faccia utili. Naturalmente nemmeno a questo proposito la Doris ritiene di fare un cip. Va tutto bene!
E’ evidente quindi che non basta la partenza – peraltro, come si è visto, obbligata - della Susanna “un milione all’anno” dalla Posta. Occorre un cambiamento di rotta nell’ex regia federale.

Lorenzo Quadri/MDD

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