Imam nell’esercito svizzero? “Pensavo fosse uno scherzo”. Ma c’è anche chi è favorevole: le opinioni a confronto

Imam nell’esercito svizzero? “Pensavo fosse uno scherzo”. Ma c’è anche chi è favorevole: le opinioni a confronto

Questa proprio ci mancava: ecco che arriva anche la proposta di creare, ad immagine del cappellano cattolico o protestante, la figura dell’imam militare. Il capo dell’esercito, Philippe Rebord, ha detto: “ Non ho nulla in contrario a condizione che gli Imam siano disponibili ad assistere anche militari cristiani oppure appartenenti ad altre religioni”.

Abbiamo interpellato alcuni interlocutori, ai quali abbiamo chiesto cosa pensa dell’ipotesi di introdurre nell’esercito la figura dell’Imam militare, che andrebbe ad affiancare i cappellani cattolici e protestanti.

Edoardo Cappelletti
Comitato cantonale Partito comunista
La nostra Costituzione stabilisce la neutralità religiosa dello Stato. Essa sancisce inoltre la libertà di credo, ovvero il diritto di professare, nei limiti della legge, le proprie convinzioni. Nel servizio militare ritroviamo tale concetto nell’assistenza spirituale, la quale, per i principi enunciati, non può limitarsi indistintamente a una sola fede. La comunità cattolica e protestante, rispetto a quella musulmana, non dovrebbe quindi godere in sé di alcuno statuto privilegiato. Posto l’aumento dei militi musulmani, la figura dell’imam risponde a un bisogno di parità di trattamento, realizzando il diritto di credo dei primi. Fintanto che persiste la coscrizione obbligatoria, è oltretutto naturale che quest’ultima cerchi di adattarsi ai cambiamenti sociali in corso. La presenza di personale debitamente formato nelle università svizzere, inoltre, consentirebbe di contra- stare il rischio di infiltrazioni estremiste nell’esercito. Come adesso, la priorità andrà comunque data alle esigenze di servizio: all’esercizio dei compiti statali, in definitiva, non dovrebbe frapporsi alcuna credenza religiosa.

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