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Segreto bancario: non solo calata di braghe. Hanno calato anche le mutande

28/02/2010
Il Consiglio federale e l’Associazione Svizzera dei Banchieri a nome di tutti i membri grandi, medie e piccoli, non solo hanno calato le braghe, ma anche le mutande. «Non è nell'interesse della Svizzera attirare capitali stranieri che non siano stati dichiarati al fisco», ha assicurato il nostro Hans Gargamella Merz. A questo punto, il cambiamento di rotta, non rispetto a secoli fa, ma a due anni orsono, non è di 360 gradi, ma di almeno 360'000 gradi. Il problema è che una frase del genere significa che le banche svizzere e la Svizzera non vogliono più saperne dell’80-90% dei capitali di private banking che oggi sono depositati nelle banche svizzere e che appartengono a clienti che non li hanno dichiarati. Cosa facciamo con questi clienti?

Oltre al danno, la beffa
Questi ci vogliono prendere per deficienti. Il Consiglio federale e le banche svizzere hanno fatto sapere che daranno informazioni “UNICAMENTE” se lo stato estero presenterà il nome della persona e il nome della banca dove questa persona ha (o avrebbe) un conto. Cosa hanno deciso di non concedere? Hanno deciso di non concedere il cosiddetto scambio automatico di informazioni, vale a dire la possibilità per gli uffici del fisco estero di direttamente visionare senza chiedere il permesso a nessuno i conti dei clienti delle banche svizzere. Che differenza ci sia tra le due versioni non è molto chiaro. Basta infatti moltiplicare il numero delle richieste correlate da nome del presunto titolare di un conto e dal nome della banca (se non è una è l’altra e basta fare diverse richieste) per avere accesso ai conti dei clienti delle banche.

Torna Rubik
Il Consiglio federale non vuole firmare un accordo sull’abbassamento delle mutande con l’Unione europea, preferisce farlo attraverso Accordi bilaterali. Perché? Semplice, perché spera che bilateralmente sia più facile far passare la proposta Rubik, vale a dire l’introduzione di un'imposta liberatoria (la nuova versione della vecchia euro-ritenuta) che verrebbe prelevata sui capitali stranieri depositati in Svizzera e poi trasmessa all'autorità fiscale del paese interessato. Il vantaggio di questa proposta (se accettata, ma difficilmente lo sarà) è che permetterebbe, nelle intenzioni del Consiglio federale di non rivelare il nome del titolare del conto. In altre parole, la proposta Rubik consiste nel prelevare le imposte sulla base dell’ordinamento fiscale del singolo stato di riferimento dei clienti delle banche svizzere e poi inviare il ricavato al singolo stato. Il problema è che una versione di Rubik è già stata sperimentata (euroritenuta) e non ha dato (per gli altri) i frutti sperati.

Come mai si è giunti a questa situazione?
Come mai fino a qualche anno fa nessuno aveva rotto le balle con la storia del segreto bancario e dei soldi depositati in Svizzera che non pagavano le tasse? Certamente la crisi ha giocato la sua parte. Poi i bambela di UBS ci hanno messo del loro, andando ad aiutare clienti USA a non pagare le tasse e attirandosi le ire del fisco yankee.
Un altro passo falso è inoltre stato fatto dall’insieme delle banche svizzere nell’euroritenuta, che hanno fatto in modo di aggirare, turlupinando gli europei. Sicché a questo punto, chiedere di applicare il piano Rubik che altro non è che UN’EURO-RITENUTA FATTA IN MODO ONESTO E TRASPARENTE, è giusto ma non è facile.

Giuliano Bignasca

Commenti

ritorno lista nera !!!

si ma questa volta nella lista Nera ci mettiamo i nomi dei nostri consiglieri federali e compagni di governo e capi di partiti e in più compresa l'UBS e altri simpatizzanti che lavorano sotto sotto per distruggere e eliminare il nostro segreto bancario CH

come premio Oscar di Tradimenti
solo il LINCIAGGIO
o alternativa inviarli come regalo-scambio al posto dello svizzero che ora si trova in prigione in Libia
speriamo che Gheddafi li accetti

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