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Fratelli coltelli: i casi Schengen ed Eurolandia. La “solidarietà” europea!!

21/02/2010
In settimana abbiamo potuto toccare con mano due esempi di “fruttuosa” collaborazione europea. In uno di essi, anche la Svizzera è parte in causa. Iniziano da quello in cui anche noi c’entriamo, vale a dire dal bell’esempio della solidarietà del trattato di Schengen. È successo che, siccome la Libia tiene da un paio di anni in ostaggio due cittadini svizzeri, il Consiglio federale ha deciso di vietare l’entrata nella Confederazione ad alcuni cittadini libici scelti con cura e inseriti su di una lista nera, di quelle che vanno tanto di moda oggi. Ebbene, siccome noi svizzeri facciamo parte della grande area di Schengen, succede che, per regolamento, ma non è colpa nostra, i cittadini libici nella lista nera non possono entrare nemmeno nell’area di Schengen, che equivale più o meno all’area dell’Unione europea.

Questo fatto è un vero e proprio problema per alcuni Stati europei che fanno cospicui affari con il paese del colonnello botulinato. È in particolare il caso dell’Italia e della Francia che subito si sono fatte sentire attraverso i loro emeriti tapini ridanciani di ministri degli esteri che non hanno perso l’occasione di deridere la Svizzera e le sue decisioni. La qual cosa è stata ben stigmatizzata da un commentatore della Regione di qualche giorno fa. Cosa hanno fatto e detto i due bambela di ministri degli esteri italiano e francese? Ebbene non hanno detto assolutamente niente del fatto che il colonnello fuori di cranio tiene da due anni due svizzeri sotto chiave. Invece di chiedersi il perché e la causa di tutta questa situazione, la loro preoccupazione è chiaramente soltanto rivolta agli scambi commerciali con la Libia. E dunque i due scaldacadreghe stanno facendo una vergognosa pressione sulla Svizzera tanto che sono pure giunti a dire (proposta di Frattini) che «Si potrebbero concedere visti ai cittadini libici nei Paesi dell'area Schengen escludendo però la Svizzera». Cosa questa che di fatto cancellerebbe alla base i principi dell’accordo di Schengen. FRATTINI, FRATTINI, VAFFAN…!
Noi siamo convinti che fra qualche giorno l’affare Libia sarà archiviato, ma una cosa è sicura: se la Svizzera e il colonnello al botox non dovessero mettersi d’accordo e di conseguenza il trattato di Schengen dovesse venire raggirato in nome del vil denaro, la Svizzera dovrà fare le valige e ritirarsi dagli accordi-bufala di Schengen. Questo deve essere chiaro per il Consiglio federale. Se dai membri dell’accordo di Schengen la Svizzera non otterrà l’aiuto desiderato (e umanamente giustificato) il gesto da fare è abbandonare il trattato di Schengen. Ma non solo. Se ciò dovesse succedere, sarà necessario per la Svizzera rivedere altri accordi che comprendono la libera circolazione delle persone. Per esempio quelli con l’Unione europea. A questo punto anche noi potremo decidere quali nazioni trattare da amiche attraverso la valvola dei frontalieri.

La Grecia e la solidarietà di Eurolandia
I poveri greci sono nella palta. La crisi economica che sta facendo male a molti paesi, ha messo in ginocchio i meschini discendenti degli illustri filosofi delle belle e bianche isole del Mediterraneo. Senza rendersene ben conto gli ellenici hanno vissuto sopra le loro possibilità per un bel po’ di tempo. La cosa non sarebbe tragica, se la Grecia non fosse entrata qualche anno fa nella benemerita area dell’euro, detta anche Eurolandia. Il problema è che questa area, che in parte dovrebbe essere solidale con i paesi partecipanti, non si sta comportando come Dio comanda, o come logica vorrebbe. In effetti, la Commissione europea, l’Ecofin (che è il gremio dei ministri finanziari di Eurolandia e dell’Unione Europea tutta), non sono molto contenti di quanto sta succedendo e, in particolare, non sono molto propensi a mettere mano al portafoglio per aiutare la Grecia a rimettere in sesto gli strampalati conti pubblici. Immaginando di dover mettere sul tavolo svariati miliardi i tedeschi, per esempio (ma anche gli svedesi) si sono già preventivamente incazzati. Altri paesi come l’Italia, la Francia, invece, non proferiscono verbo tanto hanno paura di doverci mettere del loro.
Per il momento la solidarietà europea alla Grecia si limita al rimprovero. In settimana infatti, i ministri finanziari della Unione hanno varato una sorveglianza senza precedenti sui conti della Grecia. Hanno predisposto un piano che prevede un taglio di quattro punti del deficit nel 2010 con l'obiettivo di riportarlo sotto il 3% entro il 2012. Ma la Grecia dovrà preparare ed annunciare, da qui al 16 marzo, ulteriori misure aggiuntive da adottare se la situazione delle proprie finanze pubbliche dovesse peggiorare.

Scarica barile
I poveri greci non sanno più a che “dea rivolgersi” per uscire dalla palta. Dopo aver capito che quelli di Eurolandia hanno il “braccino corto”, hanno pensato bene di tentare la carta del Fondo monetario internazionale. Come dire che invece di pagare gli europei della Zona euro per aver tirato dentro troppo in fretta e senza controllo la Grecia nel patto dell’euro, ecco che a metterci i soldi per tirare fuori greci e europei dalla palta dovrebbero arrivare tutti i paesi del Fondo monetario internazionale che significa americani (che sono quelli che ci mettono più soldi) ma anche gli svizzeri che dagli europei stanno prendendo un mucchio di pedate sulle gengive. Qui qualcuno si è bevuto il cervello!! Col cavolo che la Svizzera ci mette anche solo un centesimo!! Chiaro il messaggio, bambela??

Giuliano Bignasca

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