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Molti parlano di ripresa. Per noi le incertezze rimangono

14/02/2010
Più o meno tutti gli esperti di analisi congiunturale hanno rialzato le loro previsioni sulla crescita economica svizzera nel 2010. Gli ultimi “in ordine di apparizione” sono stati i ricercatori dell’UBS che prevedono per quest’anno il Pil svizzero in aumento del 2%. Ricordiamo che nel 2009 il Pil elvetico ha chiuso nelle “cifre rosse” vale a dire che l’economia era in recessione. Tutto bene dunque? Noi ne prendiamo atto, ne siamo felici, ma non siamo così sicuri che le cose si metteranno al bello già così presto.

Incominciamo delle cifre. Innanzitutto non ci piacciono i numeri del commercio estero per il mese di gennaio e per il 2009 che sono usciti la scorsa settimana. Cifre che attestano che le esportazioni sono calate fortemente e che pure in calo sono le importazioni. Le prime cifre (esportazioni) ci dicono che i nostri partner commerciali sono in crisi, le seconde cifre (importazioni) ci dicono che pure noi abbiamo meno soldi da spendere. Intanto notiamo che il calo delle esportazioni ha immediate conseguenze in Svizzera sulle moltissime aziende medie e grandi votate all’export e di riflesso le conseguenze si fanno sentire anche sull’occupazione (il tasso dei senza lavoro è in aumento al 4,5% ed è il livello più alto dal 1998) e, di riflesso sui consumi (in stallo). Comunque, il circolo vizioso è in funzione e, affinché si rompa, ci vuole ancora tempo.

Altri elementi d’incertezza
La base l’abbiamo raccontata sopra. All’appello mancano ancora altri elementi che potrebbero causare ulteriori grossi problemi.
Il primo riguarda l’aumento del valore del franco svizzero dovuto alla fragilità di alcuni paesi di Eurolandia. La speranza è che quanto messo in piedi in Europa nei giorni scorsi per salvare la Grecia possa rispecchiarsi, come in parte è avvenuto sul corso di cambio dell’euro. Comunque, come dicono gli imprenditori svizzeri, un tasso di cambio euro/franco inferiore a 1,50 franchi contro euro diventa un problema per le nostre ditte di esportazione. Dunque, oggi abbiamo un problema. I nostri prodotti, sicuramente competitivi dal punto di vista “tecnico” incominciano a diventare troppo cari.
Il secondo problema riguarda i tassi d’interesse e di riflesso l’andamento dei prezzi. È della scorsa settimana la notizia che l'inflazione in Svizzera è salita all'1% in gennaio, spinta al rialzo dall'aumento del prezzo del petrolio. Si tratta della variazione più forte su base annua dal novembre 2008. Bisogna avere paura di questo aumento dei prezzi e di riflesso bisogna temere un rialzo dei tassi d’interesse? In teoria no, ma non si sa mai…

Tutto questo per dire cosa?
Per dire che, guardandoci bene attorno, pur non perdendo le speranze, è veramente difficile essere ottimisti ad oltranza. Dall’estero e dall’interno ci sono alcune “spade di Damolcle” che pendono sopra la nostra testa. La crisi che ci ha investito, che è stata la più importante da un secolo a questa parte ed è stata diversa perché si è trattato di una crisi bancaria, non è ancora finita.

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