A volte ri(s)tornano
I segnali in arrivo dalla piazza finanziaria ticinese circa le conseguenze occupazionali dello scudo fiscale italiano – scudo che però è tutt’ora in corso – paiono essere meno preoccupanti di quel che si potesse inizialmente temere. Si spera che questa indicazione possa venire confermata a scudo fiscale concluso.
Intanto rimangono aperte alcune questioni.
In particolare, il problema dei ristorni delle imposte alla fonte prelevate ai frontalieri, ristorni che come noto e da oltre un trentennio penalizzano il Ticino e avvantaggiano l’Italia. Negli scorsi mesi il CdS aveva manifestato la ferma intenzione di ottenerne una revisione dalla Confederazione. Da tempo però di questo problema – e del conseguente mancato incasso per l’erario cantonale – non si sente più parlare.
Come pure mancano notizie in merito all’operato della famosa task force (del Consiglio federale) a tutela della piazza finanziaria ticinese, capitanata dall’avv. Respini,
Poiché è convinzione unanime che la politica sia stata e sia latitante sulla difesa della piazza finanziaria ticinese dagli attacchi italiani, bisogna inoltre chiedersi cosa si farà per evitare il ripetersi della medesima situazione. Il CdS, agli incontri con i politici organizzati annualmente dall’Associazione bancaria ticinese a Villa Negroni, non brilla per presenzialismo. Non è certo questo il problema, ma potrebbe essere un piccolo segnale di qualcosa che non funziona.
Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:
- Il tema del sensibile ridimensionamento dei ristorni all’Italia delle imposte alla fonte prelevate ai frontalieri, è ancora sul tappeto? Quali passi sono stati intrapresi a questo proposito nei confronti dell’autorità federale?
- Esistono, o sono almeno previsti, dei rapporti d’attività della “task force” guidata dall’avv Respini?
- Quali riflessioni verranno intavolate con la piazza finanziaria ticinese al fine di poter intervenire con maggiore efficacia alla prossima crisi?
Con la massima stima.
Lorenzo Quadri
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Redazione
Commenti
P=er fortuna si può ancora sognare
Per fortuna che nella vita c'è ancora posto per i sogni. La cruda relatà è che la nostra classe politica non ha ancora relizzato che siamo in piena guerra economica mondiale, che solo la Svizzera per il momento tiene il colpo, con grande invidia da parte di tutti, forse anche grazie alla nostra politica finanziaria e perchè no anche fiscale, ma anche alla mentalità di noi Svizzeri che prima di spendere ragioniamo. Pensate veramente che i nostri politici siano in grado di mettere in atto azioni vere e proprie per proteggere la Nazione? Solo un bel sogno, i nostri politici si limitano a dire che bisogna discutere, appena accennano un loro diritto ecco che le altre nazioni ci bacchettano sulle mani, perchè sono tutte in bancarotta, Germania in testa la quale, per incassare 500 mio di Euro (una goccia nel mare), usa sistemi Hitleriani e da gestapo per obbligare i suoi ricchi evasori a far rientrare in patria i capitali. E'solo lo stesso sistema che ha usato l'Italia con il Ticino; quando Berna ha avuto l'opportunità di cercare "l'arma " di difesa a questi attacchi poco diplomatici, non ha fatto nulla (forse perchè siamo cinc, e abbiamo le lacrime in tasca?)! Ora che si trova nella nostra stessa/peggiore situazione con la vicina Germania, il governo federale e la classe dei banchieri si stanno svegliando, ma non si trovano nello stesso posto nel quale si sono addormentati; ben venuti nel club degli inchiapettati. Sulla base di ciò è un'utopia pensare che uno dei problemi del Consiglio federale sia il ristorno dell'imposta alla fonte all'Italia; è forse meglio che si inizi a coniare il vocabolo "arrangiarsi", se poi non va bene beh è un problema di Berna, intanto il Ticino ha incassato, e diciamola tutta nessuno sputa sui soldi, magari alla fine ci dicono che siamo bravi.