Nicolai Lilin: “Se siamo noi i primi a non rispettare le nostre origini, pensate che gli altri lo faranno al posto nostro?”

Nicolai Lilin: “Se siamo noi i primi a non rispettare le nostre origini, pensate che gli altri lo faranno al posto nostro?”

E’ stato un vero e proprio fenomeno letterario con Educazione Siberiana, libro da cui è stato tratto l’omonimo film di Gabriele Salvatores con John Malkovich. Ma successivamente Nicolai Lilin ha dimostrato di non essere una semplice meteora editoriale e ha saputo confermarsi con i (tanti) libri successivi, dove racconta con grande capacità narrativa storie che affrontano alcuni dei temi più delicati degli ultimi anni. Abbiamo incontrato lo scrittore di origini siberiane, ma naturalizzato italiano, a Milano, dove ci ha raccontato “Favole fuorilegge”, il suo ultimo progetto…

Nicolai Lilin, con “Favole fuorilegge” racconti le favole che ti raccontava tuo nonno quando eri bambino… com’è nata l’idea di scrivere questo libro?
Mia figlia mi aveva chiesto di scriverle su un quaderno delle favole, per sentirmi vicino e pensarmi quando sono lontano. Dato che con Einaudi, quando ho firmato il contratto per Educazione Siberiana, avevamo parlato anche di un libro di fiabe siberiane, ho pensato che fosse il momento giusto per cogliere l’occasione… Favole che vogliono esaltare valori come l’amicizia, l’onestà e il coraggio… Penso che le favole, le leggende, possano essere funzionali come strumento educativo. E’ uno di quegli strumenti che non è soggetto alla censura, come barzellette o poesie, perché se ci togli qualcosa perde totalmente il senso. Molti dei valori della mia vita mi sono stati trasmessi proprio da queste favole.

I valori raccontati sono quelli degli “onesti criminali siberiani”, spesso in conflitto con le autorità: come si possono adattare allo stile di vita occidentale?
Come hai detto nella domanda precedente, si tratta di valori universali, applicabili ovunque… E comunque i criminali onesti ormai non esistono più: io ho cercato di riportare in vita una comunità, quella siberiana, rappresentandola in piena forza quando io ho conosciuto solo una scia che stava inesorabilmente scomparendo. Questo per dire che certi valori neanche in Transnistria erano applicati in maniera così ligia, anzi. Sono cresciuto durante il crollo dell’Unione Sovietiva, con la Russia che adesso è più consumista dell’occidente stesso. Ma credo che sia sempre utile ricordare certi valori umani come l’amicizia, la sincerità, il rapporto con la natura e il mio rispetto.

Nei tuoi libri il tema dell’identità è centrale.
E’ un valore che stiamo perdendo e forse è proprio per questo che scrivo. Per questo certi circuiti politici mi hanno targato come estremista. Ma se rispettare le proprie origini e la propria identità è estremismo… allora lo sono e ne sono fiero! Il rispetto per il mondo e per questa società multiculturale deve partire dal rispetto per se stessi. E se una persona si lascia calpestare, se non tiene alle proprie origini, è una persona alla deriva, vuota e che non imparerà mai ad avere rispetto per il mondo. Ed è proprio quello che vogliono fare le multinazionali: avere persone obbedienti che non si domandano quello che fanno e chi sono.

Le multinazionali spesso vengono associate a un certo tipo di potere. E in Transnistria, dai tuoi racconti, avevate una certa antipatia per chi voleva imporre il potere.
Perché il potere era corrotto. Amministrare la vita dei cittadini e applicare il potere sono due cose molto diverse: io sono per gli amministratori onesti, che contribuiscono alla vita della società, hanno gli stessi diritti e non si comportano da ducetti, zar o re. Quando vedo i politici accompagnati dalla scorta penso sempre a mio nonno che mi diceva che un leader non ha bisogno di alcuna protezione e potrebbe camminare a piedi nudi in mezzo alla gente come Gesù… che sarebbe arrabbiato per come la Chiesa impone il potere.

Non troppo lontano dalla Transnistria, in Crimea, Donbass e Doneck dove sei cresciuto ci sono forti tensioni.
Sono da poco stato nominato, per mio grande orgoglio, addetto ai rapporti culturali tra l’Italia e la Repubblica di Doneck. In Ucraina c’è stato un conflitto, fomentato dall’Occidente, che è culminato in un colpo di stato pilotato da Stati Uniti e una parte politica europea. Stanno accadendo cose molto strane laggiù, a partire da questi cosiddetti neonazi, che però sono finanziati dai soldi dei banchieri ebrei americani, che agiscono massacrando i propri connazionali per ordine di un presidente afroamericano. Una roba del genere manco nei film di Kubrik. Avrei voluto essere neutrale nell’opinione di questo conflitto perché gli ucraini sono miei fratelli. Ma sono schierato dalla parte delle repubbliche popolari dell’Est Ucraina per il semplice motivo che credo nei valori di libertà e autodeterminazione dei popoli. E capisco quindi anche le politiche russe su questi conflitti.

Sei quindi filorusso, almeno in questo caso.
Filorusso è un termine figlio di uno sbaglio grottesco che si fa in Occidente. Sono in corso scontri tra ucraini che hanno opinioni diverse su come viene gestito il paese. Con quelli dell’Est che non vogliono essere governati da un governo golpista, comandato da oligarchi stranieri e che addirittura nominano un ministro lituano di origini americane! Ma dove mai si è vista una cosa del genere? La mia speranza è però quella che questa carneficina finisca presto.

Quale pensi che sia la soluzione?
Le regioni che si sono staccate dall’Ucraina rimarranno autonome. Anche perché il governo ucraino per riprendersele dovrebbe occuparle militarmente e sterminare tutti. Il regime golpista ucraino ha commesso il grave errore di aver fatto scorrere sangue e ucciso innocenti quando ancora si poteva dialogare con le persone. I rappresentanti delle repubbliche ancora ci credevano e hanno cercato un punto d’incontro, ma molti di loro sono stati picchiati o ammazzati senza ritegno. E adesso quale cittadino vuole tornare sotto un regime che ha ucciso i propri parenti o i propri amici? Finché l’amministrazione non cambierà atteggiamento e sarà governata dall’oligarchia occidentale, una riunificazione è semplicemente impensabile.

Nei tuoi libri, specialmente ne “Il Serpente di Dio”, affronti le difficoltà della convivenza tra religioni. Cristianesimo e Islamismo potranno mai convivere in pace?
Sono più che sicuro che possano e debbano convivere in pace. E’ provato nella storia che ci siano modelli di convivenza. Quello che manca adesso è l’amministrazione: nel mio libro parlo di queste due comunità che riuscivano a convivere perché esistevano regole che tutti rispettavano. Ma se, come succede oggi, ci sono politici che cancellano i regolamenti e aprono le porte all’invasione, privando dei diritti le persone del posto, si creano queste situazioni di scontro, con gli islamici che ci vedono deboli e ovviamente abusano del potere che si rendono conto di riuscire a esercitare. Questa è la folle morte della democrazia. Noi occidentali dobbiamo comportarci come dei padroni di casa, accogliendo i nostri ospiti, ma facendo loro capire che ci sono delle regole su cui non si può transigere.

In un tuo libro scrivi: “La dignità una volta persa non torna più”. L’occidente ha ancora dignità?
Certo… C’è una frase ebraica che mi ripeteva sempre la mia bisnonna: “finché nel mondo esiste almeno un giusto, il mondo meriterà ancora di esistere”. E finché in occidente ci sono persone che continuano a pensare, cercare la verità, domandarsi, senza farsi corrompere, vorrà dire che la dignità non l’abbiamo persa. Dovremo comunque lottare per salvare i nostri valori, perché così non si può andare avanti a lungo. Se non recuperiamo la nostra identità rovineremo anche i nostri ospiti, che trasformeremo in cattivi e in fuorilegge per ottenere ciò che vogliono. Perché non saremo in grado di spiegare e mostrare loro cosa fare per ottenerlo senza distruggere le nostre regole.

MATTIA SACCHI